E va bene, lo confesso. A voi posso dirlo, forse troverò qualcuno che mi capirà: non mi è mai piaciuto correre una gara con i pacer.
“Se devo sbagliare, preferisco farlo con la mia testa”, professavo testardamente a me stessa e a chi, timidamente, mi proponeva la più saggia opzione “perché non ti unisci ai pacer del tuo passo?” Non mi è mai piaciuto, fino ad una mezza di tanti anni fa. Ero discretamente allenata, partita al mio passo e col mio solito incrollabile proposito dell’autogestione.
Solo che a un certo punto, senza neanche rendermene conto, mi sono ritrovata in mezzo a un gruppo capitanato da tre palloncini gialli. Era il passo perfetto, mi veniva naturale stare con loro. Ma il bello è arrivato verso metà gara, quando caldo e stanchezza sono esplosi in simultanea. Se da quel momento ho continuato fino al ventunesimo chilometro senza mollare, molto lo devo a loro: erano trascinanti, le loro frasi motivazionali arrivavano al momento giusto come l’acqua ai ristori, e quando nell’ultimo rettilineo prima dell’arrivo ci hanno urlato “andate, forza, è finitaaaa” il gruppo si è sfilacciato, ciascuno ha speso tutto ciò che gli era rimasto, ma poi un metro dopo il traguardo ci siamo ritrovati tutti e abbracciati, in un’unica scia di endorfine miste a gratitudine.
Quell’esperienza ha cambiato il mio rapporto con il mondo dei pacer: i supereroi delle gare, runners che “mettono le ali” e ti accompagnano nel viaggio che hai scelto di fare, lasciandoti libero di andare ma dandoti un aiuto immenso se sei sull’orlo di mollare. Da qui, l’idea di farvi conoscere un po’ meglio uno dei protagonisti del gruppo pacer che troveremo il 18 ottobre alla Neapolis Marathon: Rocco Cilla, responsabile dell’intera squadra.
Come molti di noi, Rocco comincia a correre per caso: era il lontano 2009, e reduce da un infortunio sopraggiunto giocando a calcio, si lascia convincere da un collega a “fare qualche chilometro insieme” lungo il naviglio della Martesana, nel milanese sua terra adottiva. Negli anni in cui correre col GPS non sembrava ancora indispensabile come oggi, la bussola era la distanza segnata – ogni 100 metri – sul bordo del naviglio.
Finché la situazione gli sfugge dalle mani: partito da qualche sgambettata in compagnia, Rocco si lascia contagiare dall’euforia della corsa: comincia a gareggiare, e nel 2011 corre a Busto Arsizio la sua prima gara da pacer.
Profondamente grato alla corsa per averlo introdotto in un mondo inedito, fatto di quella fatica che ti manda su di giri e ti spinge a pensare alla prossima gara nel momento stesso in cui ne hai finita una, gli piace essere un “runner con i palloncini”, e farsi guida e motivatore per altri runners.
Ed è così che, con l’edizione Neapolis Marathon di tre anni fa, nasce il suo gruppo: circa 70 pacers tra maratona e mezza, 9 nazioni rappresentate, e l’amico Leopoldo Rossi a fargli da spalla (è Leopoldo che coordina il gruppo della mezza maratona).
Essere “accoglienti”, riuscire a far vivere la Neapolis Marathon come la “maratona di tutti”: questa è la filosofia del gruppo pacer Neapolis Marathon.
Rocco ama “coccolare” i pacer che arrivano dall’estero, farli sentire a casa e parte di una grande famiglia.
E lavora perché ciascun runner possa vivere la gara come un’esperienza indimenticabile, guardandosi intorno anziché concentrarsi sul quadrante dell’orologio, seguendo i palloncini e la loro scia di energia positiva!
E allora…che aspetti, comincia ad immaginare la tua strategia di gara, scegli il tuo tempo, e magari unisciti ad uno degli allenamenti collettivi!



Il Palazzo Mannajuolo è un palazzo di Napoli ubicato in via Filangieri, nel quartiere Chiaia, e rappresenta uno dei più riusciti esempi di architettura liberty della città.
Il Museo d’arte contemporanea Donnaregina (Madre) è ubicato nello storico Palazzo Donnaregina, in via Luigi Settembrini a Napoli.













Castel Sant’Elmo è un castello medievale, adibito a museo, sito sulla collina del Vomero nei pressi di San Martino a Napoli. Un tempo era denominato Paturcium e sorge nel luogo dove vi era, a partire dal X secolo, una chiesa dedicata a Sant’Erasmo (da cui Eramo, Ermo e poi Elmo). Questo possente edificio (il primo castello per estensione della città), in parte ricavato dalla viva roccia (tufo giallo napoletano), trae origine da una torre d’osservazione normanna chiamata Belforte. Per la sua importanza strategica, il castello è sempre stato un possedimento molto ambito: dalla sua posizione (250 m s.l.m.) si può osservare tutta la città, il golfo, e le strade che dalle alture circostanti conducono alla città.