C’è una cosa che non può essere chiusa nel mio cassetto del runner.
Sono 3 fogli A4 uniti con lo scotch trasparente a formare una sorta di striscione, su cui troneggia una scritta a stampatello alta cinque dita, sullo sfondo trasformato in arcobaleno da un paziente lavoro di mano e pastelli: “BRAVA MAMMA, SEI LA VINCITRICE!”
Il suo valore va ben oltre quello di qualsiasi medaglia.
È stato il regalo prezioso di una domenica di primavera, di ritorno da una 10km conclusa sul gradino numero 1 del podio. E non importa se non ho fatto prima assoluta, ma solo prima di categoria. Il video della premiazione, visto quasi in diretta sul telefono della nonna, deve aver a tal punto impressionato le mie bambine dall’ispirare la meravigliosa sorpresa che mi hanno fatto trovare, appiccicata in bella mostra sul frigorifero.
Le mie bambine ci hanno visti correre da sempre.
Se potessero conservare i ricordi dei primi mesi o anni di vita, potrebbero ripensare alle prime gare che sono tornata a correre dopo le loro nascite. Spettatrici talvolta sonnecchiantinel passeggino, in prima fila dietro le transenne degli arrivi, in compagnia di papà. Mentre mamma pensava a loro chilometro dopo chilometro, agognando il traguardo per la sola gioia di poterle salutare, esausta ma raggiante. Con la speranza che non si fossero addormentate e che potessero vedere mamma che era arrivata fin lì solo per loro.
O potrebbero ripensare a quell’abbraccio sotto il cielo bianco e freddo di una mattina di novembre, pochi minuti prima della partenza della prima maratona di papà.
Oggi sono abituate a svegliarsi e trovare solo mamma o solo papà a mattine alterne, weekendcompreso, e hanno imparato che il sabato è il giorno di papà e la domenica è il turno di mamma. Vivono circondate da foto di arrivi – qualcuno mano nella mano con loro –, medaglie appese un po’ ovunque, e infinite cronache di allenamenti, passi al chilometro, VO2max e HRV in ascese e declini.
Per loro tutto questo è normale.
Sono ancora negli anni in cui ci osservano ammirate, e tutto ciò che fanno mamma e papà è bello, giusto, perfetto.
E a me piace pensare di poter dare un esempio, un modello che possano immagazzinare e poi avere vivo, dentro di loro, anche in quegli anni che purtroppo arriveranno, quando le prospettive saranno ribaltate e il bello sarà solo agli antipodi da mamma e papà.
Spero di poter essere l’esempio vivente di come nulla arriva per caso, tutto si conquista con testa, determinazione, caparbietà, sudore.
Quando ci accolgono alla porta e ci vedono entrare gocciolanti – nelle mattine d’estate con il 70% di umidità o in quelle d’inverno, dopo un temporale all’improvviso – vorrei che capissero che se vuoi qualcosa, te lo devi guadagnare. Devi allenarti, anche se piove o non ne hai voglia. Ogni traguardo a braccia al cielo e ogni medaglia è il frutto della costanza, dell’impegno, della forza d’animo.
Non so se la corsa sarà il loro sport, ma questo non è importante.
Il mio augurio per loro è che possano tagliare tanti arrivi a braccia alzate, fiere soltanto di sé stesse, e che possano entusiasmarsi e piangere di gioia alla fine di ogni piccola e grande maratona che si troveranno ad affrontare.
E nel frattempo, il loro Brava mamma sei la vincitrice resterà sulla porta del frigorifero.





Il Palazzo Mannajuolo è un palazzo di Napoli ubicato in via Filangieri, nel quartiere Chiaia, e rappresenta uno dei più riusciti esempi di architettura liberty della città.
Il Museo d’arte contemporanea Donnaregina (Madre) è ubicato nello storico Palazzo Donnaregina, in via Luigi Settembrini a Napoli.













Castel Sant’Elmo è un castello medievale, adibito a museo, sito sulla collina del Vomero nei pressi di San Martino a Napoli. Un tempo era denominato Paturcium e sorge nel luogo dove vi era, a partire dal X secolo, una chiesa dedicata a Sant’Erasmo (da cui Eramo, Ermo e poi Elmo). Questo possente edificio (il primo castello per estensione della città), in parte ricavato dalla viva roccia (tufo giallo napoletano), trae origine da una torre d’osservazione normanna chiamata Belforte. Per la sua importanza strategica, il castello è sempre stato un possedimento molto ambito: dalla sua posizione (250 m s.l.m.) si può osservare tutta la città, il golfo, e le strade che dalle alture circostanti conducono alla città.